La crescita degli utenti rallenta. Snapchat licenzierà 24 persone 

Snap​, la società che controlla Snapchat​, licenzierà “almeno due dozzine di persone”. Lo riportano i portali specializzati The Information e Cheddar. Il gruppo guidato da Evan Spiegel ha confermato la notizia. I tagli colpiranno soprattutto il personale che si occupa della produzione di contenuti nelle sedi di New York e Londra.

I licenziamenti sarebbero la risposta di Snap a un calo nella crescita degli utenti, drenati da Facebook e dalla sua controllata Instagram da quando hanno deciso di lanciare le Storie (brevi contenuti, visibili a tempo, identici a quelli ideati da Snapchat). La versione ufficiale della società, però, non parla di tagli ma di una manovra finalizzata a trovare “le persone giuste”. Se i team di New York e Londra si ridurranno, Snap prevede infatti una crescita del personale nella sede centrale di Venice, in California.

I licenziamenti non sono comunque una sorpresa: Snap, sotto la pressione degli azionisti, sta cercando di ridurre i costi (anche perché il fatturato non cresce secondo le previsioni). Lo scorso ottobre, il ceo Spiegel aveva parlato di “un rallentamento” delle assunzioni e di “difficili decisioni” da prendere nel corso del 2018. La strategia di Mark Zuckerberg (“copia chi non riesci a comprare”) sembra quindi aver avuto ragione anche dell’unico social network la cui concorrenza Facebook temeva sul serio.


Tratto da: http://www.agi.it/economia/rss, Link: https://www.agi.it/economia/snapchat_licenziamenti-3390147/news/2018-01-19/
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diventare ricchi bitcoin

Il rialzo delle criptovalute ha fatto la gioia di alcuni investitori. Ma la febbre da bitcoin e soci sta facendo anche la fortuna dei grandi produttori di chip. Tsmc, società di Taiwan e leader mondiale del settore, ha chiuso il quarto trimestre con una crescita del 10,1% rispetto a quello precedente. La responsabile finanziaria Lora Ho ha spiegato che a spingere i conti sono stati due elementi: “I nuovi prodotti mobile lanciati e la crescente domanda di processori per il mining di criptovalute”.

Come di consueto, gli ultimi mesi dell’anno, grazie alle festività natalizie, sono stati il periodo più proficuo per gli smartphone. Accanto a questa costante, Tsmc sottolinea il crescente peso del mercato delle monete digitali. Per “minarle”, cioè per crearne di nuove, sono necessarie elaborazioni sempre più complesse, serve più capacità di calcolo, più dispositivi in grado di sostenerla e (di conseguenza) più chip.

Anche se la società non ha rivelato dettagli sulle fonti di incassi, si può già certificare quello che era impensabile fino a pochi mesi fa: la domanda di criptovalute è tale da impattare sui conti di un produttore che, nel quarto trimestre, ha registrato un fatturato di 9,21 miliardi di dollari. Un impatto che non dovrebbe essere volatile come il prezzo dei bitcoin: la richiesta di chip per estrarre nuove monete digitali è destinata a rimanere quantomeno stabile.

“Per il primo trimestre 2018 – afferma Ho – ci aspettiamo che continui la forte domanda per il mining di criprovalute, mentre la stagionalità del mercato mobile fa prevedere un calo”.

Quanto pesano i processori utilizzati da chi estrae valuta digitale? Niente dati ufficiali. Ma le stime per il trimestre in corso forniscono un indizio: Tsmc prevede di chiuderlo con un fatturato compreso tra gli 8,4 e gli 8,5 miliardi di dollari. Una flessione contenuta rispetto al trimestre d’oro per la vendita degli smartphone e probabilmente ammortizzata dai chip per le criptovalute: il mining non ha “stagionalità”. 


Tratto da: http://www.agi.it/economia/rss, Link: https://www.agi.it/economia/diventare_ricchi_bitcoin-3390158/news/2018-01-20/
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facebook media voto giornali

Mark Zuckerberg ha aggiunto un nuovo tassello nella strategia annunciata lo scorso 12 gennaio per cambiare Facebook nel 2018: dopo le critiche per il proliferare, in passato, di “fake news” da fonti inattendibili, il fondatore del social network più usato al mondo ha deciso di delegare il processo di selezione dell’autorevolezza delle fonti di notizie (testate tradizionali, tv, radio e siti) agli stessi 2 miliardi di utenti. Saranno loro a decidere.
 
“La scorsa settimana ho annunciato un cambiamento importante nel news feed“, ha scritto Zuckerberg il 19 gennaio in un post pubblicato sulla sua pagina Facebook. “Ogni utente vedrà meno contenuti pubblici, tra cui notizie, video e post pubblicati dalle aziende. Dopo questo cambiamento, prevediamo che le notizie rappresenteranno circa il 4% dei contenuti, rispetto a circa il 5% di oggi. Questo è un grande cambiamento, ma sappiamo che le notizie saranno sempre un modo fondamentale per far cominciare le discussioni tra le persone”.

Zuckerberg ha quindi annunciato la seconda novità del 2018, che riguarderà la qualità delle notizie: “Per assicurarci che le news che visualizzate, anche se saranno di meno, siano di alta qualità, ho chiesto al nostro team di assicurarsi di dare priorità a notizie attendibili, informative e locali”. Il lavoro sulle “fonti attendibili”, comincerà la prossima settimana, ha annunciato. 
 

Il motivo? Un ostacolo alla disinformazione e alla polarizzazione

Il motivo lo spiega poco più avanti: “C’è troppo sensazionalismo, disinformazione e polarizzazione [delle opinioni] nel mondo di oggi”, ha aggiunto Zuckerberg. “I social media consentono alle persone di diffondere informazioni più velocemente che mai, e se non affrontiamo nella maniera corretta questi problemi, finiremo per amplificarli. Ecco perché credo che sia importante che il nostro News Feed promuova notizie di alta qualità, quelle che contribuiscono a creare il senso comune”.

 La domanda che pare abbia tormentato Zuckerberg in queste settimane è: come si decide una fonte autorevole nella galassia dell’informazione online? “Potremmo provare a prendere questa decisione da soli”, ha confessato il numero uno di Facebook, “ma è qualcosa che non ci faceva sentire del tutto a nostro agio. Abbiamo preso in considerazione la possibilità di chiedere ad esperti esterni, ma sapevamo che probabilmente non avrebbero risolto il problema dell’obiettività. Oppure potevamo chiederlo a voi – la community – e quindi sarà il vostro feedback a determinare la classifica”. Ecco la risposta. 
 

Saranno gli utenti a decidere: ecco come funzionerà la soluzione

Zuckerberg quindi ha deciso di affidare ad ognuno dei circa due miliardi di utenti mensili del suo social di stilare la propria personale classifica su quali siano le fonti attendibili dell’informazione, quelle a cui credere, quelle che hanno sufficiente autorevolezza per comparire sulle bacheche. “Funzionerà così”, ha continuato Zuckerberg.  

“Tra i sondaggi sulla qualità del nostro servizio, chiederemo alle persone se conoscono una certa fonte giornalistica [un sito, un giornale, una tv] e  se si fidano di quel media. Crediamo infatti che alcune testate gioralistiche abbiano fiducia soprattutto dai propri lettori, mentre altre siano invece riconosciute come testate autorevoli anche da chi non le segue direttamente”. Incrociando le risposte degli utenti quindi, il social deciderà quali testate avranno priorità nel feed, quali no. Dando così priorità alla diffusione della fiducia che ha un media, piuttosto che alla sola credibilità dei suoi ‘fan’.
 

L’effetto possibile sulle testate

Si comincia a configurare quindi la risposta di Zuckerberg al problema delle fake news. Per effetto di questo cambiamento, è possibile che le testate che saranno considerate più autorevoli avranno maggiore spazio sulle home degli utenti, e quindi probabilmente un buon incremento di traffico, mentre quelle considerate meno autorevoli vedranno calare ulteriorment il ‘reach’ (il numero di persone raggiunte per ogni contenuto pubblicato) e di conseguenza il traffico sul loro sito. 

“La mia speranza è che questo aggiornamento sulle notizie attendibili e quello della scorsa settimana sulle interazioni significative possa contribuire a rendere il tempo speso su Facebook un tempo ben speso”, ha concluso Zuckerberg nel suo post. 

@arcangeloroc


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criptomonete bitcoin prezzo 

Per molti, più che un investimento le criptovalute sono una scommessa. Perché allora non puntare al buio? Ci ha pensato Cblocks, il servizio che funziona più o meno come un pacco sorpresa. Solo che è pieno di criptovalute. L’utente compra online un pacchetto di taglie diverse, dai 75 ai 500 dollari. Cblocks tiene per sè una tariffa fissa di 25 dollari (che quindi incoraggia a comprare il cripto-pacco sorpresa più ricco).

Il resto (dai 50 ai 475 dollari) lo usa per comprare cinque criptovalute di pari valore, scelte del tutto a caso. Poi le piazza in un portafogli digitale e spedisce i dati di accesso al cliente.

È quindi un modo semplice (ma con un costo elevato se confrontato alla somma investita) per accedere a un mercato percepito come complesso. In un certo senso, però, ha anche un obiettivo pedagogico: con il pacco sorpresa si riceve anche un documento con informazioni dettagliate sulle monete elettroniche acquistate. Che, con tutta probabilità, non saranno le solite note: Cblocks pesca infatti tra le oltre 300 tracciate su Coinmarketcap.com.

L’idea è poco più di un gioco (tutto sommato con pochi rischi viste le somme in ballo) e interpreta le criptovalute più come una scommessa che come un investimento. E sembra avere successo. Al momento, infatti, i cripto-pacchetti (disponibili per ora solo per gli utenti statunitensi) sono esauriti, in attesa che Cblocks rifornisca il proprio magazzino digitale di criptovalute.

Se Cblocks è quasi un gioco (fatta eccezione per i soldi veri), con Cryptoroulette.info (come s’intuisce dal nome) si può anche togliere il “quasi”: è un sito che calcola in tempo reale, con un clic, quanto un ipotetico investitore avrebbe guadagnato se avesse investito in un giorno del 2017 (scelto a caso) 1000 dollari in sei criptomonete (scelte a caso). Per fare qualche esempio: investendo 1.000 dollari il 7 maggio in TrustCoin, Ubiq, Edgeless, VertCoin, Komodo e SibCoin, oggi in tasca ce ne sarebbero 14.330.

L’incasso sfiorerebbe i 100.000 dollari se la puntata fosse stata del 4 marzo su DigitalNote, PascalCoin, Golem, Augur, FirstBlood e BlockNet. L’intento è scherzoso, ma vuole anche dimostrare la velocità con cui il mercato si è gonfiato: nei pochi secondi necessari per l’elaborazione, compare un messaggio con scritto “calcolo della cripto bolla”. 


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Spese notarili per l’acquisto della casa: tutto quello che c’è da sapere

Contenuto realizzato in collaborazione con Facile.it

Tra le voci di spesa da mettere in conto nel momento in cui si sceglie di acquistare un immobile si inserisce anche la parcella del notaio, figura indispensabile in una compravendita, e insieme a questa i costi della documentazione necessaria a regolare la transazione. Le spese notarili sono variabili, nelle misura che andremo a spiegare, ma sono sempre presenti e dovute nel momento in cui un immobile passa di proprietà e quando per acquistare casa si sottoscrive un mutuo bancario, andando quindi a siglare un contratto ufficiale con l’istituto di credito scelto.

Come spiega nel dettaglio la guida sulle spese notarili realizzata da Facile.it, il notaio ha un ruolo importante sia nell’ufficializzare l’atto di acquisto sia nel verificare che la compravendita proceda nella massima correttezza e nel rispetto di quanto pattuito tra le parti. Nel caso di un’abitazione è fondamentale ad esempio escludere senza ombra di dubbio che esistano eredi o terze persone che possano avanzare pretese in futuro, che la casa non sia già oggetto di ipoteca, e che il valore dell’immobile e il suo prezzo di vendita siano compatibili. Quando il notaio interviene per la stipula di un mutuo casa diventa testimone di un accordo che se non rispettato comporta conseguenze che vanno da penalità economiche al pignoramento dell’abitazione. Si comprende quindi che il lavoro del notaio include una parte attiva di ricerca e verifica della documentazione necessaria e una parte di responsabilità e garanzia della validità degli atti stipulati.

Tutto questo rientra nei costi notarili, che in parte sono decisi in modo autonomo dal professionista al quale ci si rivolge, in parte dipendono dal valore catastale dell’immobile.
Per facilitare il lavoro del notaio, tenendo presente che il grado di complessità della pratica e i giorni di lavoro necessari a trattarla andranno intuitivamente a influire sulla parcella, in caso di compravendita o di mutuo è possibile occuparsi preventivamente di richiedere e verificare i dati relativi all’immobile, visure, planimetrie, estratti di mappa, e non mancare per quanto possibile di verificare che la casa non faccia sorgere problemi relativi alla proprietà e al suo valore effettivo. A questo scopo esistono anche servizi on line, come catasto.it, che consentono di evitare code agli sportelli e di risparmiare tempo ottenendo la documentazione richiesta anche a domicilio. Il sito consente anche di inoltrare dichiarazione di successione on line con l’aiuto di intermediari specializzati.

Scegliere lo stesso notaio per la compravendita e il rogito è generalmente una buona soluzione perché presuppone un probabile sconto o un prezzo forfettario per i due incarichi. La scelta del professionista è ovviamente a discrezione del cliente, che ha il diritto di confrontare diversi preventivi di spesa. A questo proposito può essere utile ricordare quanto riportato dall’articolo 9 del decreto legge n°1 del 24 gennaio 2012 tra le disposizioni in tema di concorrenza, infrastrutture e competitività. Al comma 3 si stabilisce che il compenso relativo alle prestazioni professionali debba essere fissato nel momento in cui il cliente affida al professionista l’incarico (non alla conclusione del lavoro, per essere chiari).

Il professionista, inoltre, pena l’illecito disciplinare, dovrà stimare e comunicare al cliente il livello di complessità presunto dell’incarico, e fornire in modo chiaro un elenco di tutti gli oneri ipotizzabili, considerati i tempi di lavoro per le verifiche della documentazione necessaria agli atti. Un preventivo trasparente, comprensivo di tutte le voci di spesa, incluse imposte e contributi, e redatto su richiesta in forma scritta, è insomma diritto del cliente, insieme a una dichiarazione contenente i dati della polizza assicurativa professionale obbligatoria che il notaio, come ogni professionista iscritto a un ordine, è tenuto per legge e stipulare a copertura di eventuali danni provocati nell’esercizio della sua attività.


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Eni: con avvio HPC4 ha sistema supercalcolo più potente al mondo

Eni ha avviato presso la propria infrastruttura di supercalcolo, situata nel Green Data Center di Ferrera Erbognone, il nuovo supercalcolatore denominato HPC4, quadruplicando la potenza dell’intera infrastruttura e rendendola la più potente al mondo a livello industriale. 

HPC4 ha infatti una performance di picco pari a 18,6 Petaflop che, associata a quella del sistema di supercalcolo già operativo (HPC3), porta l’intera infrastruttura a raggiungere una disponibilità di potenza di picco pari 22,4 Petaflop, vale a dire 22,4 milioni di miliardi di operazioni matematiche svolte in un secondo. Se si prendono a riferimento i valori riportati nella classifica Top500 dei supercomputer più potenti al mondo pubblicata a novembre dello scorso anno (la prossima verrà pubblicata a giugno 2018), il sistema di supercalcolo di Eni si collocherebbe tra i primi dieci al mondo, primo tra i sistemi non-governativi e non-istituzionali. 

Il Green Data Center di Eni è stato concepito come un’unica infrastruttura IT per ospitare tutta l’architettura HPC e tutte le altre applicazioni gestionali. I supercalcolatori del Green Data Center (l’HPC3 e il nuovo HPC4) forniscono un supporto strategico al processo di trasformazione digitale di Eni lungo tutta la sua catena del valore, dalle fasi di esplorazione e sviluppo dei giacimenti oil & gas, alla gestione dei ‘big datà generati in fase di operation da tutti gli asset produttivi (upstream, refining e chimici).  

L’infrastruttura di calcolo di Eni funziona sulla base di un unico ecosistema di algoritmi estremamente avanzato e complesso, creato, sviluppato e di proprietà di Eni, e basato sull’esperienza e sul know how della compagnia. HPC4, in particolare, consentirà per le attività upstream l’esecuzione e l’evoluzione degli algoritmi dedicati all’imaging geofisico tridimensionale, alla modellizzazione dei sistemi petroliferi, e all’elaborazione di modelli sofisticati di simulazione di giacimento e di ottimizzazione degli impianti produttivi.

L’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, ha commentato: “Gli investimenti dedicati al potenziamento delle infrastrutture di supercalcolo e allo sviluppo di algoritmi rappresentano una parte importante del processo di trasformazione digitale di Eni. Possiamo elaborare e stoccare enormi quantità di dati per l’imaging geofisico, la modellizzazione di sistemi petroliferi e di giacimento e altresì utilizzare algoritmi predittivi e di cognitive computing per tutte le nostre attività di business. Queste tecnologie ci consentono da una lato di accelerare e rendere più efficiente e accurato l’intero processo upstream, riducendo i rischi nella fase esplorativa e guadagnando al contempo un notevole vantaggio tecnologico, ma anche di aumentare il livello di affidabilità, integrità tecnica e continuità operativa di tutti i nostri impianti, con benefici sia in termini di sicurezza che di impatto ambientale. Per la nostra industria è sempre più vitale poter elaborare una quantità di dati in continua crescita, garantendo risultati sempre più accurati e in tempi rapidi: con HPC4 stiamo tracciando la strada dell’utilizzo di supercalcolatori di potenza exascale nel mondo dell’energia, sistemi che potrebbero rivoluzionare le modalità di gestione delle attività oil&gas. In linea con il nostro impegno per la sostenibilità, HPC4 è stato sviluppato in modo da ottenere il massimo livello di efficienza energetica. Inoltre, lo stesso Green Data Center che già utilizza tecnologie innovative per ridurre al minimo le emissioni di CO2 e i costi operativi”.

L’architettura del nuovo supercalcolatore HPC4 è stata concepita con la stessa filosofia delle precedenti, tutte basate su una tecnologia cluster ibrida. HPC4 è fornito da Hewlett Packard Enterprise (HPE) ed è costituito da 1.600 nodi HPE ProLiantDL380, ognuno costituito da 2 processori Intel 24-core Skylake (per un totale di oltre 76,000 cores) e 2 acceleratori GPU Nvidia Tesla P100. I nodi sono connessi attraverso una rete ad alta velocità EDR Infiniband. Il sistema HPC4 sarà affiancato da un sistema di archiviazione di 15 Petabytes ad alte prestazioni.


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ciocciolato rosa

Il gruppo alimentare svizzero Nestlé spera di addolcire le prospettive della sua attività globale nel settore dolciario lanciando versioni delle sue famose barre KitKat realizzate con cioccolato “rubino” appena sviluppato.

Secondo il Financial Times, Ruby KitKat, che sarà venduto inizialmente in Giappone e Corea del Sud prima di essere esportato in altri Paesi, fa parte degli sforzi dell’azienda per incrementare le vendite di cioccolato man mano che i consumatori passano a spuntini più sani.

Non è la prima volta che Nestlé si lancia in un cioccolato innovativo e finisce per conquistare il giusto del pubblico: alla fine degli anni ’30 fu pioniera con il cioccolato bianco. Il cioccolato color rubino, che è rosa e ha un sapore di bacche, punta ai millennial, specialmente in Asia. È stato sviluppato da Barry Callebaut, a Zurigo, il più grande fornitore mondiale di cioccolato e prodotti a base di cacao.

Nestlé, la più grande azienda al mondo di alimenti e bevande, è sotto pressione per incrementare le vendite e la redditività nelle sue industrie internazionali di cioccolato e dolci dopo aver annunciato la vendita della sua unità dolciaria statunitense al rivale italiano Ferrero per 2,8 miliardi di dollari.

Mark Schneider, che è diventato amministratore delegato un anno fa, vuole che il gruppo si concentri sui mercati a maggiore crescita, come caffè, alimenti per animali domestici, acque in bottiglia e alimenti per l’infanzia. Ma Nestlé vede ancora opportunità di incrementare le vendite di dolciumi al di fuori degli Stati Uniti, in particolare attraverso una strategia di “premiumisation” o l’adozione di prodotti di fascia alta.

Il lancio di Ruby KitKats è parte di quella campagna. “Il problema principale di Nestlé è che non ha marchi globali oltre a KitKat. Gli altri marchi sono locali, in mercati altamente competitivi, come Cailler in Svizzera “, ha dichiarato Jean-Philippe Bertschy, analista presso Vontobel a Zurigo.

Le barre KitKat sono state prodotte per la prima volta nel 1935 dal produttore britannico di dolciumi Rowntree, che Nestlé ha acquisito nel 1988. Tra i marchi globali di cioccolato, KitKat è al sesto posto per valore dopo Cadbury, Kinder, M & M, Hershey e Snickers, secondo Euromonitor.

Il cioccolato rubino è ottenuto da fave di cacao rubino coltivate in paesi come l’Ecuador, il Brasile e la Costa d’Avorio Finora, gli sforzi di Nestlé per “premiumise” KitKat si sono concentrati nei mercati asiatici tra cui Giappone, Australia, Corea del Sud e Tailandia, dove sono state testate barrette KitKat a gusti esotici che vanno dal tè verde alle versioni di cheesecake alla fragola. Ha inoltre sviluppato negozi “KitKat Chocolatory”, dove i clienti possono ritirare i regali personalizzati KitKat.


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Nuovo triplice record a Wall Street: il Dow Jones supera i 26.000 punti

Seduta trionfale a Wall Street dove la borsa di New York ha ritoccato al rialzo i precedenti record dei suoi tre listini con il Dow Jones che per la prima volta ha chiuso sopra quota 26.000 punti, soglia superata già ieri durante la giornata ma per poi ritracciare al suono della campanella che segna la fine delle contrattazioni. Il Dow Jones ha guadagnato l’1,25% a quota a 26.114,37; lo S&P 500 è progredito dello 0,94% a 2.802,56 punti; il Nasdaq è cresciuto dell’1,03% a 7298.28 punti. 


Tratto da: http://www.agi.it/economia/rss, Link: https://www.agi.it/breakingnews/nuovo_triplice_record_a_wall_street_il_dow_jones_supera_i_26_000_punti-3382297/news/2018-01-17/
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Apple pagherà 38 miliardi di dollari per rimpatriare i fondi in Usa

Apple pagherà 38 miliardi di dollari sui profitti guadagnati all’estero, come diretta conseguenza della recente riforma fiscale voluta da Donald Trump. È quanto afferma Cupertino in una nota, annunciando anche nuovi investimenti negli Stati Uniti e la creazione di 20 mila nuovi posti di lavoro, con un impatto economico complessivo stimato sui 350 miliardi di dollari. “Un pagamento di questa portata sarebbe il più grande di sempre”, si legge nella nota. La riforma fiscale offre alle società statunitensi l’opportunità di rimpatriare gli utili conseguiti all’estero a un tasso dell’8% per le attività non liquide e del 15,5% per i contanti. Prima della riforma fiscale, questi profitti fintanto che rimanevano ‘parcheggiati’ all’estero erano totalmente esentati dalla tassazione e sarebbero stati tassati al 35% una volta ‘rimpatriati’ negli Stati Uniti. Il gigante degli smartphone ha anche annunciato che l’apertura di un nuovo “campus” che inizialmente ospiterà i servizi d’assistenza tecnica ai clienti. La sua posizione sarà rivelata nel corso dell’anno.


Tratto da: http://www.agi.it/economia/rss, Link: https://www.agi.it/economia/apple_pagher_38_miliardi_di_dollari_per_rimpatriare_i_fondi_in_usa-3382128/news/2018-01-17/
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bitcoin prezzo

Bitcoin ha segnato un nuovo record negativo scendendo sotto i 10.000 dollari nelle ultime 24 ore. La criptovaluta ha visto il suo prezzo scendere del 22,7% rispetto a ieri, un calo che l’ha portata nel pomeriggio di mercoledì 17 ad essere scambiata a 9.500 dollari, per poi recuperare a quota 10.000. Con quest’ultimo calo, negli ultimi 30 giorni Bitcoin ha perso metà del suo valore, meno 49,5% rispetto ai 20.000 dollari del 17 dicembre scorso.

Il calo della valuta digitale, che si è apprezzata di circa 1.300 volte lungo tutto il 2017, sta continuando a trascinarsi dietro le altre criptovalute: il suo rivale, Bitcoin Cash, perde oggi il 31% ed è scambiato a 1.400 dollari, Ethereum perde il 30%, scambiato a 800 dollari, Litecoin perde il 29%, scambiato a 147 dollari. Anche Ripple cala, la criptovaluta che più ha fatto guadagnare i suoi possessori nel 2017: adesso è scambiata a 0,9 dollari, con un calo nelle ultime 24 ore del 31%. 

Oggi intanto la Commissione europea ha lanciato un avvertimento sui “chiari rischi” legati a Bitcoin e criptomonete per investitori e consumatori. “Stiamo monitorando da molto vicino gli sviluppi sulle criptomonete e i Bitcoin”, ha detto una portavoce della Commissione, Vanessa Mock, secondo cui “ci sono chiari rischi per investitori e consumatori associati con la volatilità dei prezzi”. La Commissione ha ricordato che “le monete virtuali non sono monete reali. Non sono garantite da paesi” e “il valore è determinato solo da domanda e offerta”.

L’esecutivo comunitario recentemente ha scritto alle diverse autorità europee per gli operatori finanziari di considerare con “urgenza” di aggiornare i precedenti avvertimenti su Bitcoin e criptomonete, ha spiegato la portavoce. Ed è solo l’ultimo degli avvertimenti e degli eventi negativi che in questi giorni sta turbando il mercato delle criptovalute. 
 

Cosa ha causato il martedì nero di Bitcoin 

Il crollo è cominciato martedì 16 gennaio dopo che l’agenzia di stampa sudcoreana Yonhap ha riferito che il ministro delle Finanze Kim Dong-yeon aveva detto a una radio locale che il governo avrebbe proposto una serie di misure per “reprimere la mania degli investimenti in criptovaluta”, considerata del tutto irrazionale e pericolosa per i risparmiatori.

Lunedì scorso il governo della Corea del Sud aveva rivelato l’intenzione di vietare la compravendita di monete virtuali, anche se un piano preciso non era ancora stato definito. Ma quello che a Seul pensano di Bitcoin e delle altre criptovalute è piuttosto chiaro. Oggi alla radio coreana solo l’ultima conferma che ha fatto intimorire gli investitori.

La Corea del Sud è uno dei Paesi dove si è diffusa più fortemente la cripto-mania, e da quanto riporta la Cnbs oltre 200 mila persone avrebbero già sottoscritto una petizione per impedire al governo di bloccare il mercato delle criptovalute. 

La Cina blocca il tradig centralizzato delle criptovalute, altro crollo

Ma non è l’unico Paese che in questi giorni sta inquietando i possessori di criptovalute. Secondo quanto riportato dalla Reuters, il vice Governatore della banca centrale cinese, Pan Gongsheng le autorità dovrebbero vietare il trading centralizzato delle criptovalute. Il trading centralizzato è quello che si realizza attraverso piattaforme come Coinbase o Kraken, i canali dove più facilmente è possibile acquistare e vendere elettroniche (La Repubblica).

L’indicazione arriverebbe da una memo inviata dal vice Governatore a un incontro tra le autorità di controllo su Internet. Le autorità cinesi hanno già vietato il trading dalle piattaforme di scambio, hanno limitato l’attività delle miniere di criptovalute, anche se lo scambio e le operazioni in Bitcoin proseguono attraverso canali alternativi.

La Francia prepara un osservatorio per difendere i risparmiatori, la Germania plaude

E qualcosa comincia a muoversi anche in Europa. Dopo la decisione di Macron di portare il tema del Bitcoin al G20 per una maggiore tutela dei risparmiatori, la Francia ha cominciato a muovere i passi annunciando un osservatorio nazionale sulle criptovalute, ritenute un potenziale pericolo per l’economia dei propri cittadini.

È stato il ministro dell’Economia Bruno Le Maire, in occasione del suo discorso alle forze economiche, ai funzionari e alla stampa, ad annunciare martedì 16 di aver preso la decisione di istituire una commissione ad hoc, per arginare “I rischi delle speculazioni, legate in particolare ai bitcoin”.

A guidare la commissione sarà Jean-Piere Landau, ex governatore della Banca di Francia – e già ribattezzato Monsieur Bitcoin – che nel 2014 aveva espresso diffidenza verso i bitcoin, definendoli “I tulipani del XXI secolo”, in riferimento alla speculazione avvenuta quattrocento anni faproprio intorno ai bulbi del fiore.

“Lo scopo di questa missione sarà di ripensare i regolamenti a favore dello sviluppo, impedendone l’utilizzo per finalità quali l’evasione fiscale, il riciclaggio di denaro o il finanziamento di attività criminali e terrorismo”, ha dichiarato il ministro. Per ora non è  ancora stata annunciata una strategia precisa ed e’ probabile che ci vorranno mesi prima che la commissione sia in grado di produrre un regolamento. 

Nelle stesse ore anche Joachim Wuermeling, presidente della Bundesbank, ha dichiarato che la creazione di regolamenti nazionali contro le criptovalute sarebbe inutile senza un coordinamento internazionale “quanto piu’ ampio possibile”.

L’Europa ha mosso il suo primo passo in tal senso con l’approvazione della Direttiva contro il riciclaggio di denaro, che comunque non risulta essere sufficiente per mettere le redini alla nuova valuta, pensata per essere utilizzata anonimamente e senza l’intermediazione di istituti bancari.

Il dubbio sul futuro delle cripto se le autorità si muovono 

Proprio a tal scopo il ministro Le Maire ha chiesto la cooperazione della presidenza argentina del G20.

Alla fine del 2017, l’anno boom delle criptovalute, diversi analisti finanziari e esperti di cripto hanno fatto le loro previsioni su quello che sarà il prezzo del Bitcoin 12 mesi dopo. Tutti, o quasi, prevedevano un boom che l’avrebbero portata almeno a 50 mila dollari. Ma il dubbio principale riguardava proprio il ruolo delle istituzioni e quello che avrebbero fatto. Finora il mercato delle cripto si è mosso in un regime di quasi totale anarchia.

Un intervento dei legislatori, come prevedibile, sarebbe stato l’ostacolo più grande per Bitcoin. E dopo qualche settimana da quelle previsioni, questo scenario si sta cominciando a profilare.  

@arcangeloroc

 
 

 


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