Digitale: Var Group racconterà 19 strategie di trasformazione delle imprese

6 eventi per spiegare alle aziende italiane l’importanza della trasformazione digitale. È l’obiettivo del tour organizzato da Var Group e che toccherà sei città italiane. Sarà la ventunesima edizione dell’evento promosso dalla società, e racconterà 19 testimonianze di aziende che hanno sviluppato progetti di ‘Digital transformation’ attraverso video e dirette dalle aziende che racconteranno esempi possibili di digitalizzazione. Riguarderanno, fa sapere la società, i “temi di più urgente attualità”, come la sicurezza online delle aziende (Cybersecurity), l’industria 4.0, ma anche le nuove tecnologie in grado di migliorare la produttività delle imprese come ad esempio la collaboration nella realtà virtuale, i chatbot, la realtà aumentata, il riconoscimento facciale e le varie applicazioni che queste tecnologie hanno nel mondo del retail.

“Soluzioni calate nella realtà imprenditoriale italiana”

L’obiettivo, spiega l’azienda, è “presentare soluzioni calate nella realtà del nostro tessuto imprenditoriale”. E quindi XNova, un nuovo approccio metodologico pensato da Var Group per le aziende italiane, che permette di usare l’innovazione come leva per valorizzare i processi e cogliere tutte le opportunità che offre la trasformazione digitale, fornendo gli strumenti necessari e una visione globale per guidare e integrare le soluzioni più evolute a beneficio del business. Una chiave pragmatica per aggirare da un lato la complessità delle nuove tecnologia, dall’altro la conseguente diffidenza da parte delle aziende.

Le tappe del tour

Il tour di Var Group (qui tutte le informazioni) partirà da Firenze il 24 ottobre, per poi toccare Reggio Emilia il 26 ottobre, Milano il 7 novembre, Vicenza l’8 novembre, Roma il 14 novembre e Ancona il 16 novembre. Le aziende che racconteranno le loro esperienze nell’adozione del digitale nella produzione, tra le altre saranno  Crif, MM – Metropolitane Milanesi, ERG, Elica, BricoCenter,Parmalat, Gruppo Gabrielli, Olsa Informatica, Epta, Dime, Fabo, Fosber, IMR, Colorobbia Consulting, Hypertec, Kemon, TechnoAlpin, Frescobaldi, FaceShoes. 


Tratto da: http://www.agi.it/economia/rss, Link: https://www.agi.it/economia/digitale_var_group_racconter_19_strategie_di_trasformazione_delle_imprese-2276762/news/2017-10-21/
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La strategia di un fondo di investimento da 100 miliardi: così Softbank punta a far soldi 

Quando si parla di miliardi e tecnologia, in questo periodo spunta spesso un nome: Softbank. Nata come società di Tlc, ha varato una nuova strategia che punta a trasformare il gruppo nel maggiore investitore globale nel settore tecnologico: una strategia che sta accelerando, con acquisizioni e investimenti in componentistica, guida autonoma, realtà virtuale, robotica. Ecco come funziona il Vision Fund e quali sono i più importanti investimenti di SoftBank nell’ultimo anno.

Come funziona Vision Fund

Lo strumento attraverso il quale compiere questo disegno si chiama Vision Fund, un fondo d’investimento da 100 miliardi di dollari (93 dei quali già in dotazione). Come funziona? E chi sono i suoi finanziatori? Softbank ha optato per una formula ibrida che utilizza due canali, in proporzioni comuni a tutti i partecipanti:

  • debito (per il 62%)
  • ed equity (per il restante 48%).

Chi partecipa, in sostanza, investe in due modi: acquista una quota della società e presta capitali che verranno ripagati con un tasso del 7% annuo durante il ciclo di vita del fondo (12 anni). Una combinazione, definita “rara” dal Financial Times, che dovrebbe ridurre il rischio senza rinunciare all’obiettivo di ritorni cospicui. 

Chi sono i soci, dagli arabi agli Us

Buona parte delle risorse (45 miliardi) arrivano dal Saudi Arabian Public Investment Fund, il fondo sovrano saudita: 28 miliardi in debito e 17 in equity. Un altro fondo sovrano (di Abu Dhabi) ha messo sul piatto 15 miliardi (9,3 in debito e 5,7 in equity). Un gruppo di società tecnologiche formato da Apple, Qualcomm, Foxconn e Sharp ha investito complessivamente altri 5 miliardi. In questa gigantesca torta, Sofbank non ha la fetta più grande (che spetta al fondo saudita).

Ma è l’unico socio a investire solo in equity: con 28 miliardi detiene quindi la maggioranza assoluta del capitale. In altre parole: ha il potere di guidare il fondo, dettando la strategia e indicando gli obiettivi. Il ceo di Sofbank, Masayoshi Son, ha affermato di volersi dedicare proprio a questo obiettivo, delegando la gestione operativa del gruppo e lasciando ampia autonomia alle società acquisite o partecipate.

Quali sono le società che ha comprato finora

Lo sforzo di Sofbank è già visibile scorrendo gli investimenti compiuti negli ultimi 12 mesi, che dovrebbero in gran parte rientrare sotto l’ombrello di Vision Fund. Il fondo dovrebbe infatti detenere il 25% di Arm Holdings (produttrice di microprocessori acquisita lo scorso luglio per 32 miliardi di dollari) e un quarto dei 4 miliardi investiti da Softbank in Nvidia (società statunitense specializzata in schede grafiche). Il gruppo ha sborsato 5 miliardi di dollari per Didi Chuxing (la Uber cinese) nel più grande round della storia.

Ed è in trattative per investire circa 2 miliardi anche in Uber. Ha puntato 1,4 miliardi in Paymt (compagnia indiana di e-commerce e e-payment) e un miliardo su OneWeb (società di telecomunicazioni che punta a produrre satelliti dal 2018). E ancora: ha partecipato a un round che ha portato 502 milioni nelle casse di Improbable (startup specializzata in realtà virtuale) e a uno da 360 milioni in favore di Guardant Health (società che sviluppa sistemi per la diagnosi precoce del cancro). Ha investito 300 milioni in WeWork (piattaforma per la condivisione di servizi e spazi di lavoro), 100 in 99 (la Uber brasiliana) e acquisito Fortress Investment Group per 3,3 miliardi. Il 9 giugno altre due acquisizioni, entrambe nella robotica: Softbank ha rilevato da Alphabet (per una cifra riservata) Boston Dynamics e Schaft, creando così un polo del settore che annovera già Aldebaran Robotics (sviluppatrice del robot Pepper). A luglio ha partecipato al round che valorizza Deliveroo 2 miliardi. 


Tratto da: http://www.agi.it/economia/rss, Link: https://www.agi.it/economia/softbank_come_funziona_il_fondo_vision_group-2276010/news/2017-10-21/
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Come è cambiata l'Italia negli ultimi 60 anni 

L’Istat ha analizzato i dati che raccontano come è cambiata l’Italia negli ultimi 60 anni, da quando cioè è entrata in Europa. Un “lavorone” come lo definisce oggi il Corriere della Sera che sintetizza i risultati dell’indagine.

I dati si riferiscono soprattutto agli effetti economici dell’Europa sul nostro tessuto produttivo e sulla nostra economia. Una prima fotografia riguarda il passato meno recente. Quando videro vita alla Cee firmando il trattato di Roma “Italia, Francia, Germania Ovest, Belgio, Olanda e Lussemburgo erano più o meno nella stessa barca”. Da allora la struttura produttiva, scrive Milena Gabanelli sul quotidiano di via Solferino, “è cambiata profondamente, ma almeno fino al 2008, le economie di questi Paesi sono andate convergendo”.

L’export ci sta salvando

Poi arriva la crisi. Proprio nel 2008. E cambiano le carte in tavola. “Ha trascinato al crollo della domanda interna, al blocco degli stipendi e all’arresto de consumi, a cui si aggiunge, nel 2011, il «rischio Paese»”. Qualcosa comincia a cambiare nel 2012, le imprese più dinamiche, dalla manifatturiera alla meccatronica, si sono orientate verso i mercati esteri, “e dal 2012 l’export ci sta salvando”. 

60 anni dopo, i problemi sono sempre gli stessi

Eppure, spiega Gabanelli, i problemi dell’Italia sembrano gli stessi. Oggi come 60 anni fa:

  • “Eravamo in coda negli investimenti in ricerca e sviluppo negli anni 60, e lo siamo ancora oggi: 1,3% del pil contro il 2,3%”
  • “Il tasso di disoccupazione a 2 cifre ce lo trasciniamo dalla metà degli anni 80. C’è stato un bel recupero con il passaggio all’euro, ma dal 2012 siamo tornati a numeri preoccupanti”.

Cosa è migliorato

“Le donne italiane guadagnano il 5% meno degli uomini” spiega il Corriere, anche se la distanza rispetto all’Ue è minore. Un dato curioso è che siamo diventati il Paese con il più alto numero di automobili: 61 ogni 100 abitanti, contro i 54 dell’Europa a 6. E ancora, “l’Istat registra che le donne italiane si laureano di più rispetto al resto d’Europa, però il dato complessivo dei laureati ci vede all’ultimo posto con un 26,2%”

Un dato allarmante, spiega Gabanelli, è che “tutti gli europei sono poco prolifici, però noi siamo a livelli molto bassi a partire dalla metà degli anni 60. Il dato allarmante è che negli ultimi 2 anni la popolazione italiana sta diminuendo”. Questo comporta che “stiamo diventando un Paese di anziani; noi che alla fine degli anni 50 eravamo tra i Paesi più giovani, con metà della popolazione poco più che trentenne, oggi supera i 45”.

 


Tratto da: http://www.agi.it/economia/rss, Link: https://www.agi.it/economia/come_cambiata_italia_60_anni-2275594/news/2017-10-21/
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Quanto ci è costato aver pagato la bolletta del telefono ogni 28 giorni

Tim, WindTre Vodafone e Fastweb potrebbero pagare (a testa) circa un milione di euro di multa per aver mantenuto la fatturazione ogni 28 giorni invece che ogni mese. È quanto riporta oggi La Repubblica, in un articolo che parla quindi di “una multa modesta, infinitesimale che prenderebbe corpo peraltro nel 2018 quando le società sotto accusa avranno già incassato ricavi stellari. In un anno, le fatture diventano 13 invece di 12 (con la fatturazione a 28 giorni) comportando un aumento medio di spesa per gli utenti dell’8,6%”. E definisce la questione “l’affare del secolo” per le aziende (La Repubblica).

Secondo Repubblica, il Garante avrebbe cominciato a calcolare quanti soldi le società hanno guadagnato in più nel nell’anno in corso cgrazie alla nuova bolletta a 28 giorni: “Lo studio interno del Garante, ancora riservato e in via di perfezionamento, anticipa cifre impressionanti. Rivela che le aziende ricavano “quasi 900 milioni in più” – in un anno dai loro clienti della rete fissa.

Sono quelli che usano il telefono tradizionale e soprattutto Internet. A questi 900 milioni bisogna aggiungerne altri 290 che pure sono fatturato aggiunto. I 290 milioni sono usciti, in questo caso, dalle tasche dagli italiani che hanno una sim per cellulare con un abbonamento annesso. Per loro, l’esborso aggiunto si è concretizzato nel 2016 rispetto al 2015”.

“Inaccettabile”, aveva definito il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, la vicenda delle “bollette corte”, con scadenza a 28 giorni anziché 30. “È una cosa che va messa a posto il più rapidamente possibile”. Era atteso, infatti, un intervento già in manovra, che però non ha trovato posto nelle pieghe della legge di Bilancio (Il Corriere della Sera).


Tratto da: http://www.agi.it/economia/rss, Link: https://www.agi.it/economia/bollette_28_giorni_telefono-2275388/news/2017-10-21/
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Chi è l'uomo che Trump vorrebbe a capo della Banca centrale americana

Jerome Powell, dal 2012 membro del board della Federal Reserve, è il candidato preferito dal presidente Donald Trump per sostituire Janet Yellen alla guida della banca centrale Usa dal prossimo febbraio quando scadrà il suo mandato. Lo scrive Politico, citando tre funzionari dell’amministrazione e alimentando le indiscrezioni che si susseguono in questa direzione. Powell è il candidato sostenuto dal ministro del Tesoro, Steven Mnuchin. Nella ‘short list’ del presidente, oltre a Powell e alla stessa Yellen, ricevuta oggi alla Casa Bianca, figurano il suo capo economista Gary Cohn, l’ex governatore del sistema Fed Kevin Warsh e l’economista della Stanford University, John Taylor. 

“Mi piacciono tutti e 5”, ha dichiarato Trump la scorsa settimana, senza sbilanciarsi sulla sua scelta che dovrebbe annunciare entro il 3 novembre, prima di partire per la sua missione in Asia. Tra i cinque, Powell, repubblicano, avvocato ed ex investment banker (dal 1997 al 2005 partner del gruppo Carlyle) sarebbe quello che incontrerebbe minore opposizione in Senato, chiamato ad approvare la nomina del presidente della Fed.

I repubblicani appaiono spaccati sul futuro della Fed. Se l’ala più conservatrice ha avviato una vera e propria campagna contro la Yellen, democratica nominata dall’ex presidente Barack Obama, facendo circolare una petizione contro la sua riconferma, i moderati temono che fautori di politiche troppo restrittive, come ad esempio il falco Warsh, possano far deragliare la ripresa. La prossima riunione della Fed è in calendario il 31 ottobre e il primo novembre prossimi. Non sono attese novità di rilievo sul fronte dei tassi per i quali si prevede un aumento a dicembre.

 


Tratto da: http://www.agi.it/economia/rss, Link: https://www.agi.it/economia/presidente_fed_trump_yellen_powell-2273219/news/2017-10-21/
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Amazon istallerà delle 'cassette postali' nei condomini  

Amazon conquista l’ultimo miglio della filiera delle consegne, con degli sportelli dedicati, installati direttamente dentro casa. L’azienda leader dell’e-commerce ha stretto un accordo con alcune delle più grandi società immobiliari statunitensi per installare i propri ‘Amazon lockers’, punti di ritiro self-service dove è possibile ricevere i propri acquisti, direttamente nell’atrio del proprio condominio, scrive Bloomberg. La mossa vuol essere una risposta ai “pirati delle verande” (porch pirates in inglese, ndr), cioè i ladri che si appropriano dei pacchi lasciati fuori dalle porte dei clienti. Il mese scorso l’azienda aveva iniziato a fornire un servizio chiamato ‘Amzl Photo on Delivery’, scattando una foto al pacco consegnato e inviandola al cliente. Ma il servizio è anche particolarmente utile per quanti passano il giorno fuori casa e vogliono poter fare acquisti online.

Come funzionano gli Amazon Locker

L’accordo firmato dalla società interessa approssimativamente 850mila unità immobiliari in tutti gli Stati Uniti. I proprietari dei condomini pagheranno tra i 10mila dollari e i 20mila dollari l’anno per il servizio. Nelle nuove ‘cassette delle lettere’ automatizzate e installate direttamente negli atri potranno conferire non soltanto i pacchi di Amazon, ma anche i pacchi ricevuti tramite UPS, FedEx, USPS e altri. “Puoi ritirare qualsiasi, da qualsiasi mittente o venditore, in qualsiasi momento”, spiega Amazon in un video che pubblicizza il servizio. “Il terminale è sempre aperto, e comodamente collocato direttamente dove vivi”. Secondo la National Apartment Association il primo modello di Amazon locker sarà largo poco meno di due metri e avrà 42 compartimenti. Con un modulo aggiuntivo potrà raggiungere 65 cassetti. Nella configurazione più piccola quindi verrebbe a costare 239 euro a utente.

Un progetto per evitare i furti

Secondo uno studio della Princeton Survey Research Associates International i cittadini americani che hanno subito il furto di un pacco consegnato fuori casa sono 23 milioni. Inoltre i problemi che devono fronteggiare i condomini nella consegna e nel ritiro dei pacchi è da lungo denunciato nel paese, nel quale gli acquisti online sono passati dai 231 miliardi di dollari nel 2012 ai 370 miliardi di dollari stimati per il 2017, trasformando gli atri dei complessi residenziali in depositi di scatole di varia foggia. Le vendite di Amazon l’anno scorso sono aumentate del 25.2% secondo quanto riportato da The Real Deal


Tratto da: http://www.agi.it/economia/rss, Link: https://www.agi.it/economia/amazon_lockers_furti-2274122/news/2017-10-20/
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Energia: Pistelli (Eni), puntare su mix gas-rinnovabili

Per soddisfare la fame di energia dell’Africa bisogna puntare sul mix gas-rinnovabili. Lo ha detto Lapo Pistelli, direttore relazioni internazionali di Eni intervenendo alla presentazione del World energy Outlook special report, ‘Energy access outlook: from poverty to prosperity’ presentato alla Farnesina. 
    “Attualmente il mix energetico che c’è nel continente e’ insostenibile, per questo condividiamo in pieno con l’analisi dell’Iea (International energy agency) secondo cui bisogna passare a un mix sostenibile. L’energia deve essere considerata come un diritto fondamentale dell’uomo. Per crescere e svilupparsi l’Africa ha bisogno di energia”, ha sottolineato. Eni, ha proseguito Pistelli, “partecipa attivamente alla sfida di fornire un accesso diffuso di energia al continente. Investiamo miliardi per sviluppare fonti d’energia e fornirla ai paesi dove operiamo, per il mercato interno”. In questo senso, ha evidenziato, “il gas ha un ruolo fondamentale sia per soddisfare la domanda sia per la lotta al cambiamento climatico. Le due cose, accesso all’energia e cambiamento climatico, come dice l’Iea non sono in contrasto”. 
    Per Pistelli inoltre “importante e’ anche la collaborazione tra Governi, settore privato e istituzioni finanziarie. Bisogna combinare questi tre elementi per avere risultati. Il fatto che ancora 1,1 miliardi di persone non abbiano accesso all’energia elettrica e che 2,8 miliardi siano prive di soluzioni pulite per cucinare rappresenta una sfida che bisogna vincere”, ha concluso. 


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Ciro Immobile ha investito nella sua prima startup, Moovenda: “Era già nostro cliente”

Ciro Immobile, attaccante della nazionale e della Lazio e attuale capocannoniere della Serie A, ha investito in Moovenda, startup del food delivery con sede a Roma. Lo conferma all’Agi uno dei fondatori, Simone Ridolfi: “Sì, Immobile ha investito nella nostra azienda. Lo conosciamo da anni ed è un nostro cliente. Oggi diventa anche un nostro investitore, e ne siamo fieri”. Ma altre conferme sono arrivate da persone vicine all’operazione, che dovrebbe essere ufficializzata nei prossimi giorni.

Cosa fa Moovenda

Nata nel 2015 da un’idea di Ridolfi, Simone Terranova e Filippo Chiricozzi, Moovenda ha raccolto finora circa 1,5 milioni di euro (dati Crunchbase) ed è uno dei principali astri nascenti del food delivery in Italia: consegna cibo a domicilio a Roma, Napoli e a breve sbarcherà in Piemonte. I soldi raccolti sono serviti all’azienda per scalare in maniera piuttosto rapida il proprio mercato di riferimento. Stando ai dati diffusi dalla società, nel 2016 il fatturato è stato di circa un milione di euro con una valutazione di circa 4,5 milioni. L’obiettivo per 2017 era diventare il primo player italiano nella consegna del food a domicilio.

Gli altri calciatori che hanno investito in startup

Immobile, che secondo quanto risulta all’Agi avrebbe partecipato con circa 40 mila euro ad un round di investimento importante che ha coinvolto altri operatori, non è il primo calciatore ad interessarsi alle startup. Stephan El Shaarawy, anche lui attaccante della nazionale, ma in forza alla Roma, è oramai quello che possiamo definire ‘un investitore seriale’ in innovazione: lo scorso febbraio ha investito in Satispay, un’app per i pagamenti mobili che ha raccolto quest’anno 18 milioni di euro, ma anche in Charity Star, piattaforma di crowdfunding, Facility Live, un motore di ricerca per aziende. Tra i campioni del passato spiccano invece gli investimenti fatti dall’ex interista Luis Figo, l’ex milanista Ronaldinho, ma anche di Ivano Bonetti, storico centrocampista di Juventus e Sampdoria.

Da dove arriva Moovenda

​Nata dopo uno Startup Weekend, le palestre di impresa che servono ad apprendere gli strumenti intellettuali necessari per avviare una startup, Moovenda è cresciuta nell’acceleratore romano Luiss Enlabs e attualmente è partecipata, tra gli altri, da LVenture Group e R-301 Capital. L’ultimo aumento di capitale lo ha ottenuto lo scorso marzo: 335mila euro. Resta da capire a quanto ammonterà quest’ultimo, che, stando alla tipologia di investimento, e di impresa, dovrebbe essere sensibilmente più alto.

@arcangeloro


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“Chiudo la mia startup con una favola per spiegare ai miei due figli cosa vuol dire fallire”

A luglio del 2015 ebbero il loro momento di massima celebrità partecipando a ‘Shark Tank‘, il talent scout delle startup in onda su Italia 1. Convinsero gli investitori, che decisero che avrebbero potuto investire su di loro 250mila euro. Due anni dopo però Sinba, startup fintech che ha brevettato un sistema per il pagamento veloce nei negozi senza far coda in cassa, ha deciso di chiudere. “I 250mila euro non sono mai arrivati” ha detto ad Agi il fondatore della startup, Andrea Visconti. 30 anni, di Torino, ha pubblicato un video su YouTube: “Un paio di anni fa abbiamo portato la nostra startup su Italia 1, ma purtroppo oggi devo dire che Sinba chiude. Avendo due figli piccoli mi sono chiesto come avrei potuto dire a loro una cosa così dolorosa. E ho pensato di scrivere una fiaba”. 

La storia di Sinba, come un viaggio per mari ignoti

La fiaba è un pò la storia di Sinba. Racconta di un equipaggio guidato da ‘Desi e Gioi‘ (probabilmente i due fondatori, Andrea Visconti e Alessandro Bava) che deve raggiungere ‘l’altra parte del mondò per consegnare uno scrigno magico. Per farlo hanno bisogno però di soldi, come di soldi ha bisogno una startup per crescere. Ma le promesse di finanziamento dei re incontrati nel loro peregrinare rimangono solo promesse, come succede a migliaia di startup in Italia.

Poi qualcosa si concretizza, e probabilmente il riferimento è all’unico investimento ottenuto, i 100mila euro avuti nel 2016 da H-Farm in cambio dell’8% delle quote. Ma i soldi non bastano. La barca naufraga in balia delle onde. E la storia finisce, con la promessa però del capitano, probabilmente lo stesso Visconti, di ricostruire una nuova barca. Dietro la favola, c’è la storia di Sinba.

Il complesso mercato del fintech

Sinba, nata nel 2013 e con un solo round di investimento da 100mila euro, aveva esaurito le risorse finanziarie (gli investimenti su Crunchbase). Cosa che succede spesso ad una startup, che brucia soldi, e tanti di più in media di quanti ne ha raccolti Sinba. È vero, molti investitori non hanno creduto nelle potenzialità di Sinba, che però va detto ha cercato di inserirsi in un mercato complesso come quello dei pagamenti mobili. Qui è in atto sì una rivoluzione, con enormi potenzialità di business, ma senza grossi investimenti è davvero difficile affermarsi.

Perché i soldi di Shark Tank non sono arrivati

Contattato da AGI, Visconti ha detto che i soldi più importanti, i 250mila euro di Shark Tank, “Non sono mai arrivati alla startup”. Shark Tank era un programma televisivo, andato in onda solo nel 2015. Di fronte alle telecamere giovani imprenditori raccontavano le loro idee. Alcune interessanti, altre meno, altre ancora ridicole. A telecamere spente dovevano avvenire le due diligence, gli incontri tra investitori e imprenditori che dovevano mostrare bilanci, metriche, prospettive e prodotto. Da quanto risulta ad AGI, in fase di due diligence qualcosa non è andato, e l’investimento non si è più concretizzato. Due anni dopo la fine della startup. 

“La nostra storia un esempio contro lo stigma del fallimento”

“Voglio che la nostra storia sia da esempio. Generalmente si celebrano i successi. Noi abbiamo voluto celebrare il fallimento e magari contribuire a cambiare un pò le cose in Italia. Da noi purtroppo fallire è visto ancora come uno stigma”, ha detto ad AGI Visconti. Che anticipa che ripartirà con una nuova avventura. Una nuova barca, ancora da costruire, ma magari in grado di finire il viaggio. 

@arcangeloro


Tratto da: http://www.agi.it/economia/rss, Link: https://www.agi.it/economia/sinba_chiude_shark_tank_h-farm-2263148/news/2017-10-18/
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Cosa prevede la manovra per il digitale e l'innovazione (in 5 punti)

Dall’asta per il 5G agli incentivi di Industria 4.0: la legge di Bilancio per il 2018 e il decreto fiscale (qui in pillole il testo) contengono numerose misure indirizzate al mondo digitale e dell’innovazione. Ecco le principali.

2,5 miliardi per l’asta per le frequenze 5g

Con la manovra inizia ufficialmente l’iter per assegnare le frequenze per il 5G, la connessione superveloce. Si parte con una base d’asta di 2,5 miliardi. L’assegnazione riguarderà frequenze disponibili in parte nel 2018 e in parte nel 2022. Per questo motivo il governo opterà per un pagamento dilazionato: chi vincerà l’asta non dovrà sborsare l’importo in un’unica soluzione ma in diverse tranche nei prossimi anni. Il 5G è una tecnologia importante non solo per lo sviluppo di reti capaci di connettere persone ma anche cose. Sono quindi un elemento importante per l’espansione di IoT e Industria 4.0.-

Confermati gli incentivi di Industria 4.0

Superammortamenti, anche se con aliquote in calo, e iperammortamenti confermati. Sono i due incentivi fiscali previsti nella legge di Bilancio per accelerare la transizione verso l’Industria 4.0. I superammortamenti riguardano i “beni strumentali” (macchine, impianti, merci) e passano dal 140% al 130%: l’imprenditore può dedurre la spesa sostenuta con una maggiorazione del 30%. Resta invece senza correzioni l’iperammortamento al 250% sugli strumenti utili alla digitalizzazione delle imprese.

Arriva la formazione digitale per i lavoratori

In parallelo alla digitalizzazione degli impianti dovrebbe procedere anche la formazione dei lavoratori. è questo l’obiettivo del nuovo credito d’imposta al 50% per le spese in formazione digitale 4.0. Per le imprese diventa quindi più conveniente guidare i dipendenti verso le nuove tecnologie. La misura si applicherà in base ad accordi aziendali di secondo livello e ha un solo limite: il credito d’imposta non può superare il milione di euro.

Bonus pubblicità anche per i giornali online

La misura, prevista nella manovra correttiva della scorsa primavera, si allarga a tutto il 2017. Chi investe in pubblicità su tv, radio, stampa e online, potrà godere di uno sconto fiscale. Più precisamente, si tratta di un credito d’imposta pari al 75% della quota incrementale dell’investimento rispetto all’anno precedente (cioè il 75% della differenza tra quanto investito nel 2017 e nel 2016). La misura è pensata per incentivare la pubblicità (anche online) ed è una buona notizia per gli editori. Ma non solo: è prevista un’aliquota speciale per Pmi, microimprese e startup innovative. In questi casi il credito d’imposta tocca il 90%.

Superamento (parziale) del monopolio Siae 

Il monopolio Siae per la gestione dei diritti d’autore viene formalmente superato. Avranno la possibilità di operare tutti gli organismi di gestione collettiva senza fine di lucro e a base associativa che operano nell’Ue. Viene quindi eliminato l’obbligo di passare dalla Siae per la raccolta dei diritti. Ma, allo stesso tempo, il mercato non si apre ai servizi privati. Ma restano quindi fuori, al momento, le società che operano online (come Soundreef) e che in questi anni hanno spinto per la liberalizzazione. Matteo Orfini, deputato e presidente del Partito democratico, lunedì durante una visita ad Enlabs, l’incubatore romano di startup, ha detto che questo superamento è un punto di partenza, ‘migliorabile in fase di dibattito parlamentare’, aprendo forse ad un possibile passo in avanti verso il superamento del monopolio Siae e verso la ricezione della direttiva europea (Barnier) che impone all’italia di farlo. 

Scheda: Chi ha ragione tra Siae e Soundreef? Factchecking, in 11 punti


Tratto da: http://www.agi.it/economia/rss, Link: https://www.agi.it/economia/manovra_digitale_innovazione_5g_siae_industria_pubblicita-2263157/news/2017-10-18/
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